Quattro residenti californiani hanno citato Sony Interactive Entertainment sostenendo che etichette come «Buy Now» e «Confirm Purchase» sullo PlayStation Store violano la legge statale AB 2426. La norma chiede di chiarire che l'acquisto digitale è una licenza revocabile, non proprietà permanente del file. Il caso, depositato a giugno 2026 a San Francisco, è ancora agli inizi e chiede la certificazione come class action.
Cosa dice la AB 2426
La California impone ai seller di digital goods di spiegare in modo chiaro che stai comprando una licenza, non il bene in sé. Una licenza consente l'accesso, ma lascia al titolare dei diritti la possibilità di revocarlo secondo i termini del contratto.
I ricorrenti (Andrew Garcia, Edward Heycock, Jason Mendoza e John Salinas) dicono di non aver capito di acquistare solo un permesso d'uso. In causa compaiono esempi di titoli comprati senza disclosure adeguata, tra cui titoli sportivi e horror Capcom citati nelle ricostruzioni stampa.
La linea di Sony e lo stadio del caso
Sony punta sul Software Product License Agreement e su una disclosure presente sopra il pulsante di conferma. I ricorrenti replicano che il testo è piccolo, facile da perdere e arriva dopo che l'utente si è già impegnato nel checkout, e che non serve confermare di aver letto l'accordo prima di pagare.
Non va confusa con il settlement antitrust Caccuri da 7,85 milioni di dollari (udienza di fairness prevista a ottobre): sono binari legali diversi sullo stesso store.
Perché si incrocia col dibattito dischi
Se il tribunale accoglie la tesi, il precedente potrebbe spingere Sony — e altri storefront — a ridisegnare i checkout in California. Arriva mentre Sony ha già fissato la fine dei dischi per i nuovi giochi al gennaio 2028 e mentre cresce la mobilitazione PSBlackout.
Per il giocatore italiano non c'è un rimborso immediato: c'è però lo stesso dubbio su cosa «possiedi» quando premi Compra. L'outage Xbox sui dischi e i delisting hard raccontano la stessa ansia da un'altra angolazione.

