Creepy Tale, Creepy Tale 2 e Strike Force Kitty dello studio Creepy Brothers sono stati oggetto di un hard delisting su Xbox: non solo fuori vendita, ma anche non più scaricabili dalla cronologia di acquisto. Restano giocabili solo le copie già installate sulla console. Lo studio attribuisce la rimozione a una controversia con il publisher No Gravity Games, accusato di aver violato l'accordo e di non aver versato le royalty per diversi anni. Processi di rimozione analoghi risultano avviati anche su PlayStation Store e Nintendo eShop.
Cosa significa «hard delisting» per chi ha già pagato
Nei delisting «morbidi» un gioco esce dallo store ma resta in libreria e si può ri-scaricare. Qui, sui report di TrueAchievements e Delisted Games, i tre titoli risultano tolti anche dalla possibilità di nuovo download su Xbox One e Series X|S. Chi li aveva installati prima della rimozione può continuare a giocarli; chi li ha cancellati dallo storage o ha cambiato macchina rischia di non recuperarli.
Creepy Brothers, nei messaggi pubblici, si è scusato con i giocatori: «mi dispiace che i player debbano soffrire per publisher terribili, ma non avevamo scelta». L'editore No Gravity Games, al momento delle ricostruzioni, non aveva rilasciato commenti pubblici sulla disputa.
PlayStation, Nintendo e Steam: tre destini diversi
Sul fronte Sony e Nintendo lo studio ha indicato che la rimozione di Creepy Tale e Creepy Tale 2 (e di altri titoli elencati nei post) era in corso dopo l'annuncio di metà settimana. Non tutti i capitoli Creepy Tale spariscono ovunque: alcuni titoli pubblicati da altri editori, come Sometimes You, restano disponibili su console secondo le ricostruzioni.
Su Steam, invece, i giochi Creepy Brothers pubblicati direttamente dallo studio restano acquistabili. È un contrasto netto: la stessa IP può restare viva su PC e diventare inaccessibile al ri-download su Xbox se il contratto console con un publisher terzo salta.
Il legame con il dibattito sulla proprietà digitale
Lo studio spera in un ritorno sugli store «con un nuovo publisher», ma parla di un percorso «lento e complicato». Non c'è garanzia di tempi né di rimborsi automatici per chi ha perso il ri-download. Per i giocatori è l'esempio concreto di un rischio già al centro del dibattito su dischi e librerie cloud: il pagamento non equivale sempre a un diritto d'uso stabile se publisher e store disattivano la licenza.
È lo stesso filo che torna nel boicottaggio PSBlackout contro la fine dei dischi PlayStation e nell'outage Xbox che ha bloccato anche copie fisiche. Titoli indie, sì, ma meccanica uguale a quella che preoccupa chi costruisce una libreria solo digitale.

