I sindacati Communications Workers of America (CWA) e CWA Canada hanno presentato unfair labor practice charges contro Microsoft e società collegate — tra cui Xbox, ZeniMax Media, id Software e Bethesda Game Studios — dopo la ristrutturazione annunciata il 6 luglio 2026. L'accusa centrale: l'azienda non avrebbe discusso i tagli con il sindacato mentre erano in corso le trattative sul primo contratto collettivo. Xbox, in una nota successiva, afferma di aver contattato il sindacato per avviare l'effects bargaining e di restare impegnata in quel percorso.
Cosa contestano i sindacati
Secondo le ricostruzioni pubbliche del fascicolo NLRB, la CWA ha depositato la denuncia il 15 luglio 2026. Gli addebiti includono mancata fornitura di informazioni al sindacato, trattativa in mala fede, «azioni coercitive» e modifiche unilaterali alle condizioni di lavoro. La CWA sostiene che Microsoft non abbia svolto la decisional bargaining prima di annunciare i tagli e di comunicare i licenziamenti ai membri iscritti.
CWA Canada punta in particolare su Bethesda Game Studios Montreal, sostenendo che i licenziamenti siano illegittimi perché arrivati senza preavviso né consultazione mentre era in corso la negoziazione del contratto. Il presidente CWA Canada, Carmel Smyth, ha dichiarato che il datore di lavoro non può cambiare arbitrariamente le condizioni di lavoro in fase di bargaining.
Il contesto del reset Xbox
Come avevamo raccontato in il memo Resetting Xbox di Asha Sharma, Microsoft punta a ridurre circa 3.200 ruoli nella divisione gaming entro la fine dell'anno fiscale 2027, con circa 1.600 eliminazioni già il 6 luglio e spin-off di quattro studi. I sindacati inquadrano i tagli come violazione degli obblighi di consultazione durante lo status quo contrattuale.
Nei giorni successivi al memo si sono tenuti raduni «Save Our Devs» in più sedi, tra cui il quartier generale Microsoft a Redmond e gli uffici ZeniMax a Rockville. Organizer e dipendenti (anche in forma anonima) hanno descritto perdite di competenze chiave nei team colpiti.
La risposta di Xbox e cosa resta aperto
Un portavoce Xbox ha dichiarato di rispettare il diritto dei dipendenti a far sentire la propria voce, di aver avviato contatti con il sindacato per l'effects bargaining e di concentrarsi sul supporto alle persone impattate, mantenendo l'obiettivo di rafforzare l'organizzazione nel lungo periodo. Non risulta, al momento, una sentenza: si tratta di denunce amministrative e di un contenzioso sindacale ancora in corso.
Per i giocatori italiani l'impatto immediato resta industriale più che sul catalogo: nessuna cancellazione di titoli first-party già annunciati era stata collegata al memo del 6 luglio. I prossimi passi dipendono dall'esito delle procedure NLRB/canadesi e da eventuali ripristini o accordi tra Microsoft e CWA.

