Mentre #PSBlackout chiudeva il 31 agosto e i giocatori discutevano di licenze digitali, a Gamescom 2026 è emerso un altro fronte sulla decisione Sony di stop ai dischi nuovi dal 2028: gli addetti ai lavori. John Linneman di Digital Foundry ha raccolto in corridoio testimonianze di publisher e sviluppatori, soprattutto non-AAA, «decisamente contrari» alla mossa, perché per molti il formato fisico resta una fetta importante (a volte maggioritaria) del fatturato. Non è la solita polemica social: è il modello di business indie che si scontra con la strategia all-digital di PlayStation.
Chi paga il conto oltre al collezionista
Linneman descrive un clima molto turbato tra team mid-size e piccoli editori: il fisico non è nostalgia, è distribuzione alternativa, visibilità in negozio e margini su edizioni limitate. I colossi tripla A possono assorbire la transizione; per un indie che vende bene in Limited Run o nei circuiti retail specialistici, tagliare il supporto ufficiale Sony dal 2028 cambia il piano pluriennale.
Everyeye e Multiplayer.it hanno già raccontato come alcuni studi innocenti finissero nel fuoco incrociato sui social quando PlayStation rilanciava i loro post. Qui il punto è diverso: l'industria parla in privato, e ora anche in pubblico tramite DF, di strategia economica, non di meme.
Switch 2 come valvola di sfogo?
Linneman ipotizza che, se Sony conferma la strada digitale, parte dell'industria possa spostare energie sul fisico Nintendo Switch 2, dove il retail ha ancora peso. È un'osservazione da corridoio, non un annuncio ufficiale, ma spiega perché la questione dischi non è solo policy consumer: è allocazione di risorse tra piattaforme.
Sony, intanto, ha ribadito via email agli utenti PSN che i giochi digitali sono licenze, tema che avevamo collegato al clima post-annuncio dischi in questo pezzo sulle licenze digitali. Il timing non è casuale: più il futuro è solo store, più cresce la domanda su proprietà, prezzo e mercato secondario.
Cosa resta della protesta giocatori
Come raccontavamo nella chiusura di #PSBlackout, il boicottaggio non ha revocato la roadmap 2028, ma ha tenuto acceso il dibattito su preservazione e diritti. La testimonianza DF aggiunge un pezzo: non siete soli a essere preoccupati, perché parte dell'industria che crea i giochi condivide l'ansia per motivi economici oltre che culturali.
Resta da vedere se Sony modulerà eccezioni per edizioni fisiche di partner o se il 2028 sarà linea dura. Finora le smentite su un possibile rinvio non lasciano spazio all'ottimismo. Per chi compra in Italia vale la pena seguire quali studi annunciano ancora collector e retail day-one: sono segnali concreti di come il mercato si sta già adattando.

