La Commissione europea ha approvato, ai sensi del regolamento UE sulle concentrazioni, l'acquisizione di Electronic Arts da parte del Public Investment Fund (PIF) dell'Arabia Saudita. L'operazione, annunciata nel settembre 2025 e valutata circa 55 miliardi di dollari, è descritta come il più grande leveraged buyout della storia. Secondo Bruxelles, la transazione «non solleverebbe preoccupazioni di concorrenza» nei mercati in cui operano le società.
Cosa ha deciso Bruxelles
Nel comunicato della Commissione, l'operazione riguarda principalmente produzione e distribuzione di videogiochi su mobile, PC e console, oltre all'organizzazione e commercializzazione di competizioni esports. Il fascicolo figura nel registro pubblico delle concentrazioni con il numero di caso M.12213.
L'esame è avvenuto con la procedura ordinaria di merger review. La Commissione conclude che l'impatto sulla concorrenza nei mercati rilevanti è limitato, e per questo ha concesso il via libera antitrust.
Chi compra Electronic Arts
Il consorzio è guidato dal PIF, con al fianco Silver Lake e Affinity Partners. A chiusura dell'operazione, le quote di controllo restano concentrate sul fondo sovrano saudita (oltre il 90% secondo le ricostruzioni pubbliche del deal), mentre i partner finanziari detengono quote minori. Gli azionisti di EA avevano già approvato l'offerta; restavano i passaggi regolatori, di cui l'antitrust UE era uno dei più attesi in Europa.
Per i giocatori, il catalogo EA — da The Sims e Battlefield alle serie EA Sports — non cambia di proprietà legale finché il closing non è completato: oggi si tratta di un ok competitivo, non ancora della chiusura definitiva della vendita.
Cosa manca ancora
Oltre al regolamento sulle concentrazioni, l'esecutivo UE sta valutando l'operazione anche sotto il Foreign Subsidies Regulation, lo strumento contro sovvenzioni estere che possono distorcere il mercato interno. Su quel binario la decisione è attesa entro fine luglio 2026 (finestra indicata intorno al 30 luglio nelle ricostruzioni di stampa economica).
Finché non arrivano anche quei via libera — e gli altri eventuali nodi regolatori fuori dall'UE — l'acquisizione non è chiusa. L'ok antitrust di ieri riduce però un ostacolo centrale sul mercato europeo.
Perché conta per chi gioca in Italia
Un cambio di controllo di questo peso può influenzare investimenti, roadmap e priorità di publishing di uno degli editori più grandi al mondo, con titoli molto seguiti anche in Italia. Al momento la Commissione non impone rimedi strutturali: il via libera antitrust non prevede cessioni di franchise o condizioni di mercato aggiuntive nel testo pubblico della clearance merger.
Restano da monitorare la decisione sulle sovvenzioni estere e il closing finanziario. Fino ad allora EA continua a operare come oggi; eventuali effetti su prezzi, Game Pass-style bundle o calendari di uscita andranno verificati solo quando ci saranno comunicati ufficiali post-closing.

