Microsoft ha avviato un programma di uscita volontaria rivolto a circa 60.000 dipendenti tra Stati Uniti, Canada, Regno Unito e India, pari al 27% della sua forza lavoro globale. L'iniziativa è stata annunciata sul blog ufficiale dalla responsabile delle risorse umane Amy Coleman e riguarda il personale fino al livello 70. Chi aderirà entro l'inizio di dicembre lascerà l'azienda il 31 dicembre 2026 con una buonuscita. La mossa punta a frenare i costi mentre crescono gli investimenti nell'intelligenza artificiale.
Chi può aderire al programma e quali reparti restano esclusi
Il piano, chiamato Voluntary Exit Offer, coinvolge oltre un quarto dei 223.000 dipendenti a tempo pieno registrati da Microsoft a fine giugno, già scesi rispetto ai 228.000 dell'anno precedente. A differenza delle riduzioni forzate, l'offerta non fissa un obiettivo numerico di uscite e lascia ai responsabili delle singole divisioni la scelta di partecipare in base alle priorità operative, agli impegni con i clienti e al fabbisogno di personale dei rispettivi gruppi di lavoro.
Restano esclusi dall'iniziativa l'intera organizzazione dedicata alle vendite, diversi gruppi di ingegneria, il personale impiegato nei data center e alcune funzioni aziendali centrali. Per i reparti che hanno scelto di aderire non sono previsti requisiti minimi di età o di anzianità di servizio, né contano i giudizi sulle prestazioni individuali: il programma arriva fino al livello 70 della scala interna, includendo così anche general manager e alcuni vice president non esecutivi.
Scadenze, condizioni economiche e differenze rispetto alla primavera
I lavoratori idonei hanno tempo fino alla prima settimana di dicembre per valutare la proposta e comunicare la propria adesione, con l'uscita definitiva dall'azienda fissata al 31 dicembre 2026. Il pacchetto offerto ricalca il trattamento standard di fine rapporto previsto da Microsoft e comprende una quota di stipendio base calcolata su livello e anzianità, la maturazione continuativa delle azioni assegnate, una copertura sanitaria temporanea e servizi di supporto per il ricollocamento professionale.
Si tratta del secondo intervento di questo tipo varato dal gruppo di Redmond nel corso dell'anno, dopo il primo piano di prepensionamento volontario lanciato in primavera. Quell'iniziativa era però riservata al solo personale statunitense fino al livello 67 con specifici requisiti di età e anzianità, circa 8.750 persone di cui quasi il 30% aveva accettato l'accordo, generando un onere di 900 milioni di dollari nei conti trimestrali ma senza la copertura sanitaria estesa ora esclusa dal nuovo piano.
Il peso dei data center AI e un anno di tagli
Alla base della nuova offerta c'è la necessità di bilanciare i costi operativi con l'espansione dei data center per l'intelligenza artificiale e dei servizi cloud forniti a clienti come OpenAI e Anthropic. Per il trimestre chiuso a settembre, i cui conti saranno pubblicati il 28 ottobre, Microsoft prevede spese in conto capitale oltre i 50 miliardi di dollari contro i 34,9 miliardi di un anno fa, con un flusso di cassa libero già sceso del 23% a 19,64 miliardi.
L'azienda ha precisato che il programma volontario non sostituisce del tutto i licenziamenti, destinati a restare uno strumento legato all'andamento del mercato. Dopo gli oltre 15.000 posti eliminati nel 2025, a luglio Microsoft aveva tagliato altri 4.800 ruoli su scala globale, in una fase di riassetto che ha toccato anche la divisione gaming e che nei giorni scorsi ha visto Helen Chiang lasciare il ruolo di direttrice operativa di Xbox dopo appena tre mesi di mandato.

