Dopo Nintendo e Sony Interactive Entertainment, anche Microsoft entra nel filone delle class action USA sui rimborsi dei dazi. Secondo la ricostruzione di Aftermath, Trevor Hastings (California) ha acquistato una console Xbox dopo un aumento di prezzo e chiede che Microsoft restituisca ai consumatori la quota di rincaro legata ai dazi poi dichiarati illegali. Il fascicolo, presentato a giugno in Washington Superior Court, è stato trasferito al U.S. District Court for the Western District of Washington.
Il ragionamento dei ricorrenti
La tesi è la stessa già usata contro Nintendo e Sony: se i produttori hanno scaricato i dazi sui listini e ora recuperano i soldi dal governo federale (con interessi), rischiano di intascare due volte la stessa voce. Nel caso Xbox, gli aumenti USA degli ultimi due anni includono rincari motivati dal contesto macro/dazi e, più di recente, dalla crisi di memoria.
La causa di Hastings, secondo le ricostruzioni, mira soprattutto agli aumenti legati ai dazi, non all'ultimo ritocco da crisi componenti in vigore dal 1° agosto.
Nintendo ha già chiesto l'archiviazione
Sul fronte Nintendo, come avevamo scritto quando l'azienda ha chiesto di archiviare la class action, la difesa sostiene che i clienti non hanno diritto a un rimborso retroattivo solo perché il panorama legale sui dazi è cambiato. Nei memoriali Nintendo insiste sul fatto che chi ha comprato ha accettato il prezzo pubblicizzato e che ricalcolare quanto di ogni listino fosse «dazio» sarebbe impraticabile.
Sony risulta oggetto di una causa analoga presentata a maggio; al momento delle ricostruzioni pubbliche non aveva ancora depositato una risposta completa.
Cosa cambia per chi compra console in Italia
Queste cause sono procedurali USA e non aprono automaticamente rimborsi sugli store europei. Contano come segnale: dopo la sentenza della Corte Suprema sui dazi illegali, i grandi hardware maker rischiano un contenzioso parallelo mentre chiedono (o ricevono) rimborsi dal governo.
In Italia il tema pratico resta il listino: Switch 2, PS5 e Xbox Series hanno già subito rialzi per dazi e/o componenti. I tribunali americani diranno se quei rincari «tariff-linked» devono tornare parzialmente ai consumatori; fino a una sentenza, non c'è un credito automatico da pretendere in cassa.

