Quasi 1.900 lavoratori di Blizzard Entertainment hanno ratificato il primo contratto sindacale con Microsoft dopo più di due anni di trattative. L’accordo, annunciato il 9 settembre 2026, copre le unità rappresentate (giochi e servizi condivisi) e introduce regole su intelligenza artificiale, crediti in gioco, lavoro da remoto e modalità di licenziamento. È il quarto contratto Microsoft con uno studio di gioco controllato, dopo ZeniMax QA, Raven Software e il precedente accordo QA Blizzard.
Tre unità, un testo comune
Il contratto consolida le precedenti unità sindacali in tre gruppi per le prossime trattative: (1) World of Warcraft, Blizzard QA e Hearthstone; (2) platform/technology, customer support, localization e story/franchise development; (3) Diablo e Overwatch. La durata è di circa 4–5 anni a seconda dell’unità.
Johanna Faries, president di Blizzard, ha parlato di un «traguardo significativo» e di impegno condiviso a lavorare insieme per team e giocatori.
AI, credit, remote e licenziamenti
Sull’AI il testo riconosce che gli strumenti possono aiutare lo sviluppo, ma restano soggetti a controllo umano; se un’implementazione impatta in modo sostanziale il lavoro dei dipendenti sindacali, gli effetti vanno contrattati prima dell’adozione.
Altri punti: credit nominativo per dipendenti attuali e passati sui titoli a cui hanno lavorato; ruoli ibridi e procedure per chiedere il full remote; su licenziamenti, preavviso di 60 giorni (o pay in lieu), una settimana di severance ogni sei mesi di anzianità e 14 mesi di recall rights. C’è anche una clausola di successorship: se Blizzard venisse ceduta, il contratto resta.
Perché conta dopo i tagli Xbox
Il timing non è casuale: Microsoft ha già aperto altri tavoli sindacali negli studi di gioco e, nello stesso ciclo fiscale, Xbox sta eseguendo i tagli annunciati a luglio. Un contratto con regole scritte su layoff e AI è una rete di protezione diversa dal solo memorandom aziendale.
Per chi gioca Warcraft, Diablo o Overwatch non cambia una patch overnight. Cambia il perimetro in cui lo studio può usare tool generativi o ridurre organico senza passare da obblighi contrattuali precisi — ed è esattamente il tipo di pezzo che l’industria sta discutendo da anni.

