Le autorità europee per la tutela dei consumatori hanno messo nel mirino le valute virtuali dei videogiochi, e l'Italia ha un ruolo di primo piano. Con un comunicato dell'8 ottobre l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) ha spiegato di guidare, come capofila insieme alle autorità di Norvegia e Danimarca, l'azione coordinata nei confronti di Activision Blizzard UK e di altre società del gruppo Microsoft. L'iniziativa rientra in un pacchetto di azioni avviate il 30 settembre dalla rete europea CPC, coordinata dalla Commissione, che coinvolge anche Riot Games, Ubisoft, Mojang, King, Supercell e altri editori. L'obiettivo è far rispettare i principi UE sulle valute di gioco, con un'attenzione particolare ai minori.
L'azione guidata dall'AGCM deve verificare se esista una «infrazione diffusa» ai sensi del regolamento europeo 2017/2394, cioè comportamenti contrari alle norme UE sui consumatori in grado di danneggiare giocatori residenti in tre o più Stati membri. Fa da cornice alle istruttorie che l'Autorità aveva già aperto a livello nazionale a dicembre su alcune società del gruppo Microsoft per Diablo Immortal e Call of Duty; la Commissione, nella sua scheda, parla nello specifico di Call of Duty Mobile.
Cosa contesta l'Antitrust
Al centro c'è un presunto deficit di trasparenza ed equità. Secondo l'AGCM, i prezzi degli acquisti in-game, dagli oggetti estetici ai pacchetti di potenziamento delle armi, sono spesso espressi in valute come platino, globi o diamanti, che però derivano direttamente o indirettamente da una spesa in euro. A questo si aggiungono la vendita di valuta in pacchetti predefiniti, interfacce progettate per spingere all'acquisto, i cosiddetti dark pattern, controlli parentali inadeguati e l'assenza di assistenza quando un account viene bloccato.
Per l'Autorità l'effetto complessivo è che i giocatori, e soprattutto i più vulnerabili come i minori e chi è a rischio di dipendenza dal gioco, non riescono a capire e controllare quanto stanno spendendo. Sul fronte europeo, l'azione su Activision Blizzard esamina anche la raccolta dei dati personali, il design che crea dipendenza, le sollecitazioni rivolte direttamente ai bambini e le informazioni mostrate prima dell'acquisto.
Minecraft, Valorant e gli altri giochi nel mirino
Le altre azioni lanciate dalla rete CPC riguardano Crytek, InnoGames, King, Mojang, Plarium, PLR Worldwide Sales, Riot Games, Supercell e Ubisoft. I giochi indicati dalla Commissione sono Candy Crush Saga, Clash of Clans, Forge of Empires, For Honor, Gardenscapes, Hunt: Showdown 1896, Mech Arena, Minecraft e Valorant. Le autorità chiedono prezzi reali ben visibili, niente valute multiple che confondono il costo, nessun obbligo di comprare più valuta del necessario e il rispetto del diritto di recesso di 14 giorni, anche per la valuta non ancora usata.
Si arriva a questo passo dopo un dialogo con l'industria avviato nel 2025 che, secondo la Commissione, non ha portato risultati soddisfacenti. Né l'AGCM né Bruxelles hanno indicato scadenze o sanzioni: la Commissione precisa che, se i dubbi resteranno, le autorità nazionali potranno valutare misure di enforcement nei singoli Paesi.

