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Shigeru Miyamoto, Ordine della Cultura: primo autore di videogiochi

Il papà di Super Mario e Zelda riceve a 73 anni la massima onorificenza culturale giapponese, primo nella storia dei videogiochi, e difende il ruolo degli autori nell'era dell'IA.

MarcostoxMarcostox24 ottobre 2026 2 minuti di lettura

Il governo giapponese ha assegnato l'Ordine della Cultura, noto in patria come Bunka Kunshō, a Shigeru Miyamoto, storico direttore rappresentativo e creative fellow di Nintendo. L'annuncio del ministero dell'Istruzione, della Cultura, dello Sport, della Scienza e della Tecnologia è arrivato il 23 ottobre. A 73 anni, il padre di Super Mario e The Legend of Zelda è il primo autore di videogiochi a ricevere la massima onorificenza culturale del Paese, segno del riconoscimento ormai pieno raggiunto dal mezzo videoludico.

La cerimonia di consegna si terrà il 3 novembre, durante il Giorno della Cultura, al Palazzo Imperiale di Tokyo, dove il riconoscimento sarà conferito dall'Imperatore Naruhito. Miyamoto, entrato in Nintendo nel 1977 e autore anche di Donkey Kong, Pikmin e Star Fox, aveva già ottenuto nel 2019 il titolo di Persona di Merito Culturale. In conferenza stampa a Kyoto ha spiegato di accogliere il premio a nome di tutti i colleghi con cui ha lavorato in mezzo secolo di attività.

Le parole sull'intelligenza artificiale e sul lavoro degli autori

Incontrando i giornalisti, Miyamoto si è soffermato anche sull'intelligenza artificiale generativa, paragonandola al passaggio dalle macchine per scrivere ai computer. A suo giudizio occorre distinguere tra l'atto di creare, che nasce da una struttura e da un'intenzione precisa, e il lavoro esecutivo che serve a riempire gli spazi e rifinire i dettagli. Proprio perché questa parte manuale dà soddisfazione, il rischio è scambiarla per la riuscita artistica di un'opera.

Se gli strumenti automatici assorbiranno una quota crescente delle mansioni tecniche, secondo il dirigente di Nintendo diventerà ancora più centrale la visione individuale del singolo autore, perché i lavori nati solo copiando e incollando non resistono al tempo. Anche se in futuro la tecnologia dovesse occuparsi di quasi tutto il processo produttivo, ha concluso Miyamoto, per i progettisti umani resterà sempre un ruolo decisivo nel dare senso e direzione ai giochi.

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