Il deputato statunitense Ritchie Torres, eletto nel quindicesimo distretto di New York, ha annunciato il 15 ottobre il Power To The Players Act, una proposta di legge pensata per far sì che chi compra un videogioco ne diventi davvero proprietario. Il testo chiederebbe alla Federal Trade Commission, l'autorità americana per la tutela dei consumatori, di stabilire regole che proteggano la possibilità di possedere e giocare i titoli acquistati. Per ora però è solo un annuncio: Torres ha detto che presenterà la proposta, che quindi non è ancora stata depositata al Congresso. Anche il testo non è pubblico, perché il comunicato ufficiale ne descrive solo gli obiettivi. In Italia, oggi, non cambia nulla, ma il tema è lo stesso che da mesi divide i giocatori anche da noi.
Il comunicato parte da una constatazione: negli ultimi anni le aziende del settore si sono spostate verso giochi e console solo digitali, togliendo la possibilità di comprare o usare copie fisiche. Questi giochi digitali, sottolinea Torres, vengono spesso venduti come licenze revocabili e non come beni posseduti, lasciando i giocatori dipendenti dal supporto che l'azienda decide di continuare a garantire.
Il caso citato da Torres
L'esempio scelto è NBA 2K25, venduto a 69,99 dollari nell'edizione standard e a 99,99 dollari nella All-Star Edition. Secondo il comunicato, il gioco sarà rimosso dai negozi digitali il 30 ottobre e i suoi server online verranno spenti il 31 dicembre, a soli due anni dall'uscita. "Nessun consumatore dovrebbe vedersi sottrarre un gioco pagato secondo una tempistica arbitraria decisa dall'azienda", si legge nella nota.
Cosa chiede la proposta
Secondo la descrizione ufficiale, con questa legge acquistare un videogioco darebbe al consumatore la proprietà del gioco, non una licenza per usarlo. I giochi con funzioni online dovrebbero inoltre offrire una modalità offline prima dello spegnimento dei server che li supportano. L'obiettivo dichiarato è colmare la distanza tra comprare un gioco e possederlo, preservando anche la possibilità di rivenderlo e di continuare a giocarci con amici e familiari negli anni.
"Quando paghi un gioco, dovresti possederlo", ha dichiarato Torres. "I consumatori devono avere il diritto di possedere, il diritto di giocare e il diritto di trasferire i giochi che comprano. Un gioco che può essere tolto nel momento in cui un'azienda stacca la spina non è un acquisto: è un noleggio travestito da vendita." Il deputato aggiunge che le famiglie del Bronx e di tutto il Paese risparmiano per comprare questi giochi e meritano di più di una licenza che può sparire in qualsiasi momento.
Cosa significa per chi gioca in Italia
Si tratta di una proposta americana e, anche se arrivasse in fondo, riguarderebbe il mercato statunitense: per chi compra giochi in Italia le regole restano quelle attuali. Il comunicato non indica tempi, eventuali cofirmatari o il percorso parlamentare, quindi è presto per capire se e in che forma diventerà legge. Il punto di partenza, però, è lo stesso del dibattito europeo, dove la Commissione ha già risposto a Stop Killing Games escludendo un obbligo di legge e aprendo a un codice di condotta.
Anche sul fronte console la questione è attuale. Sony ha ricordato agli utenti PSN che i giochi digitali sono licenze, non proprietà, e resta sullo sfondo l'addio ai dischi per i nuovi giochi PlayStation dal 2028, la scelta che in estate ha portato alla protesta #PSBlackout. Negli Stati Uniti la stessa discussione punta ora al Congresso, anche se per il momento solo con un annuncio.

