Un video virale su Instagram ha messo sotto i riflettori un punto delicato della privacy familiare: Meta AI ha proposto a un’utente domande invasive sulle sue figlie, aggregando dettagli già presenti su post accessibili. Kalie Robins ha raccontato di aver ricevuto, sotto un filmato ripubblicato anche su Facebook, il suggerimento «Who is the child passenger?». Selezionandolo, il sistema avrebbe ricostruito informazioni sulle bambine a partire da pubblicazioni sue e di parenti, con ulteriori prompt sull’età delle figlie e sul luogo in cui vive la famiglia. Meta, tramite la portavoce Dina El-Kassaby, ha riconosciuto di aver «mancato il bersaglio» e di aver corretto i prompt personali che non avrebbero dovuto apparire. Resta però aperta la questione di fondo: quando l’assistente social aggrega dati già pubblici o accessibili, il rischio per le famiglie è concreto anche senza scassinare contenuti «chiusi».
Cosa è successo nel caso virale
Secondo il racconto di Robins, tutto è partito da un clip «innocente» in auto con una figlia, poi comparso anche su Facebook. Sotto al post Meta AI ha proposto di identificare la bambina passeggera. Cliccando, l’assistente avrebbe collegato contenuti precedenti e post di familiari, mostrando foto e dettagli sulle figlie e suggerendo anche domande sul domicilio. Robins ha inoltre riferito che il sistema avrebbe mostrato un’immagine che sostiene di aver eliminato anni prima: un punto che resta nel racconto dell’utente e che Meta non ha confermato come accesso a materiale non più visibile.
Cosa ha detto Meta e cosa ha sistemato
Dina El-Kassaby ha dichiarato che la funzione non avrebbe mai dovuto proporre domande di quel tipo e che l’azienda ha intervenuto sul comportamento che generava prompt su temi personali. In un aggiornamento, Meta ha precisato che Meta AI restituisce solo contenuti già accessibili a chi interroga: se l’utente non può vedere un post, l’assistente non lo restituisce. Nel caso segnalato, secondo la portavoce, l’assistente potrebbe aver tratto i nomi delle figlie da video in cui Robins stessa li aveva pronunciati — quindi aggregazione di informazioni già disponibili, non di archivi privati «bloccati».
Perché resta un problema di privacy familiare
Il punto non è solo il bug dei prompt invasivi, ora corretto secondo Meta. È l’effetto aggregato: post sparsi nel tempo, foto di nonni, video in cui si nominano i bambini, cross-post tra app. Meta AI è integrato su Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger; la stessa logica di «aiutare a esplorare i contenuti» può trasformare pezzi pubblici in un dossier familiare in pochi clic. Per i consumatori significa rivedere cosa resta online su figli e parenti, non solo cosa si pubblica oggi. Meta ha ritirato i suggerimenti personali sbagliati; resta il rischio strutturale di un’AI social che rende più leggibile — e più inquietante — ciò che era già accessibile.

