Eli Roth torna sul disastro del film Borderlands e punta il dito contro i tagli imposti per ottenere il rating PG-13. In un'intervista a Variety il regista racconta un prodotto «che non apparteneva a nessuno»: troppo soft per i fan del loot-shooter di Gearbox/Take-Two, poco interessante per un pubblico family. Al botteghino il film ha incassato circa 33 milioni di dollari nel mondo contro un budget produttivo intorno a 115 milioni, più decine di milioni di marketing. Su Rotten Tomatoes era partito da uno 0% critico, poi risalito a circa il 10%.
La tesi di Roth: né pesce né carne
Roth spiega che più un progetto cresce, più gli studio diventano avversi al rischio. Nel caso Borderlands, la richiesta di ridurre contenuti maturi per entrare nel PG-13 avrebbe tolto proprio la violenza e il tono grezzo che i giocatori si aspettavano.
Il risultato, nelle sue parole, è un film «neither fish nor fowl»: non un movie per bambini, non un adattamento fedele al tono adult del gioco. Per un regista noto per horror come Hostel, il contrasto con la versione da sala è evidente.
I numeri e le critiche di lancio
Il flop commerciale è misurabile: 33 milioni di incassi globali su un investimento ben più alto. Le recensioni di lancio avevano già sottolineato un adattamento sanitizzato, con gag e action che non riuscivano a sostituire l'identità del brand.
Roth usa ora Borderlands anche come monito per i suoi prossimi lavori horror, annunciando scelte indipendenti e senza rating per evitare lo stesso tipo di interferenza. È un dietro le quinte tardivo, ma utile a capire perché tanti film da videogioco finiscono nel limbo del «per tutti».
Cosa lascia al dibattito game-to-film
Il pezzo non riabilita il film: conferma che il problema non era solo il casting o il marketing, ma una scelta di rating che ha snaturato la fonte. Per Take-Two e per chi lavora su adattamenti futuri, il messaggio è scomodo: se togli l'anima adult a un IP adult, rischi di perdere entrambi i pubblici.
Restano sul tavolo Borderlands 4 e il catalogo videoludico; il movie, per ora, resta soprattutto un caso di scuola su come non adattare un tone of voice.

